Il buio è uno spazio: fotografie dalla cecità

Foto © Evgen Bavčar / Courtesy Esther Woerdehoff 2011 Al Museo di Roma in Trastevere una mostra di Evgen Bavčar, non vedente, che si è affermato in campo internazionale come fotografo
 
Dal 19 gennaio al 25 marzo il Museo di Roma in Trastevere di piazza S. Egidio ospita la mostra “Il buio è uno spazio”, che presenta una serie di fotografie di Evgen Bavčar, non vedente. L’evento è promosso dall’Assessorato alle politiche culturali e Centro storico – Sovraintendenza ai beni culturali di Roma Capitale. La cura dell’esposizione è di Enrica Viganò; l’organizzazione è di Admira in collaborazione con Galerie Esther Woerdehoff, Parigi, e Zètema progetto cultura. Bavčar è nato in Slovenia nel 1946, all’età di dodici anni perde la vista a causa di due incidenti. Completa i suoi studi a Parigi, dove si laurea in filosofia. Ha collaborato i programmi culturali della radio francese, nel 1988 è stato fotografo ufficiale del Mois de la Photographie a Parigi. e dagli anni Novanta si è affermato come fotografo, esponendo in mostre personali e collettive in vari paesi europei e in Sud America. La curatrice Enrica Viganò nel suo testo di presentazione decrive il lavoro di

Bavčar: «Lui ci dice chi è, si racconta senza filtri e non si scontra con il limite della visione diretta, quella fisiologica che a lui manca. Lo scontro non lo sente e non lo cerca, lo elabora. L’universo che lui crea è accessibile agli altri grazie al mezzo fotografico che, per colmo, da strumento della vista si tramuta in strumento del non vedere. (…) Laureato in filosofia estetica alla Sorbona nel 1976, ricercatore presso il CNRS francese, scrittore, poeta, conduttore radiofonico, conferenziere internazionale. Parla correntemente 5 lingue, alle quali ha voluto aggiungere il linguaggio delle immagini. L’evoluzione tecnologica gli ha permesso di superare ostacoli pratici e concentrarsi sui contenuti della sua arte. Dall’alto della sua mente sconfinata scatena una rivoluzione ricca di quesiti esistenziali, in controtendenza rispetto ai luoghi comuni dell’arte e del mondo».